Abbiamo parlato spesso qui sul Blog e su Youtube di quanto sia bello lavorare come freelance nel mondo della comunicazione visiva. Una volta presa la decisione di intraprendere la via indipendente, è importante capire i relativi costi e le scadenze previste dalla normativa.

In questo post vedremo i dettagli specifici sulla Partita IVA da videomaker e, più in generale, la gestione di un’attività “in proprio”. Passeremo in rassegna tutti gli step necessari per iniziare a lavorare come freelance e le scelte da compiere (tra cui il Codice ATECO ed il regime fiscale). Infine, vedremo nel dettaglio a quanto ammontano le tasse e i contributi previdenziali per un videomaker libero professionista e se vi sono ulteriori costi da sostenere.

Come lavora un videomaker freelance?

Partiamo da un presupposto: per realizzare un video (dietro compenso), di per sé, non è necessaria la Partita IVA. L’obbligo, infatti, scatta nel caso in cui il videomaker imposti la sua attività in modalità stabile e duratura.

Un videomaker alle prime armi, che partecipa occasionalmente alla produzione di un video (ad esempio, un singolo spot pubblicitario) e riceve 2.000 € di compenso è diverso da un altro che durante l’anno collabora più volte con la stessa agenzia, per conto della quale realizza ad esempio circa un video al mese.

Il primo caso rientra nei parametri della prestazione occasionale, per la quale è sufficiente rilasciare una semplice ricevuta. Diversamente, nel secondo caso, tutti gli elementi (auto-organizzazione, regolarità e continuità nel tempo) indicano che l’attività è classificabile come libera professione. Pertanto, Martina è tenuta ad aprire Partita IVA come videomaker, ad emettere fattura ai suoi committenti, a dichiarare gli incassi ed a versare tasse e contributi in relazione al reddito.

Come inquadrare l’attività del videomaker?

Prima di parlare della procedura di avvio della Partita IVA, vediamo l’inquadramento previsto per l’attività di videomaker. Ma cosa vuol dire ciò nella pratica?

Se il videomaker lavora su commissione (poco importa se la sua clientela sia privata, come nel caso del video di una cerimonia nuziale o di un compleanno, o business, come accadrebbe per una clip pubblicitaria) e il suo studio è accessibile ai soli clienti (in determinati orari e dietro appuntamento), è sempre un libero professionista.

La situazione cambia se il videomaker non si limita a realizzare video dietro pagamento di un compenso, bensì si occupa anche della fase di produzione (dunque, con un diretto investimento economico), per poi rivenderli a terzi. O, ancora, se il suo studio è sempre aperto al pubblico, al pari di un negozio. Tale attività, infatti, non si configurerebbe più come libera professione, ma sarebbe inquadrabile come ditta individuale.

Per il momento, comunque, non ci interessa scoprire altre forme di business, ma vogliamo concentrarci sulla figura del videomaker libero professionista e sui vantaggi connessi al suo inquadramento, ossia:

  • per lui l’apertura della Partita IVA è gratuita;
  • non deve inviare né la ComUnica, né la SCIA;
  • non deve iscriversi alla Camera di Commercio;
  • versa i suoi contributi alla Gestione Separata INPS.

Come aprire Partita IVA da videomaker: il Codice ATECO

Come tutte le attività libero-professionali, anche quella del videomaker può essere avviata online in tempi rapidi, e soprattutto a costo zero, scegliendo un servizio come Fiscozen (al posto di uno studio fisico).

Aprire Partita IVA come videomaker, infatti, è un’operazione gratuita, per la quale, oggi, è sufficiente completare un’apposita procedura sul sito dell’Agenzia delle Entrate. Un primo importante step riguarda il Codice ATECO, poiché in base ad esso cambiano le percentuali di riferimento per il calcolo del reddito imponibile e delle spese deducibili nel regime forfettario (che, come vedremo, è il regime che offre maggiori vantaggi).

Il videomaker che desidera lavorare freelance utilizza il seguente codice:

    • 74.20.19 – Altre attività di riprese fotografiche

Dunque, se deciderai di adottare il regime forfettario, beneficerai di una deduzione fissa (pari al 22% dei tuoi incassi) per le spese sostenute; tasse e contributi, invece, saranno calcolati sulla parte restante (ossia il 78%).

Come scegliere il miglior regime fiscale per un videomaker?

In base a quanto detto, su un ipotetico incasso annuo di 20.000 €, il 22% (ossia 4.400 €) sarebbe dedotto per “coprire” le spese, mentre il 78% (cioè 15.600 €) verrebbe sottoposto a tassazione. Rimane, però, un dubbio: per un’attività come quella del videomaker, che necessita di un grosso investimento iniziale (stimato tra i 3.000 e i 4.000 € per l’acquisto delle sole attrezzature), siamo sicuri che il forfettario sia l’opzione migliore?

Il problema della differenza tra uscite reali (3-4.000 €) e spese deducibili (22% del fatturato lordo incassato, meno i contributi versati) potrebbe indurre qualcuno a pensare che il regime forfettario non sia poi così vantaggioso per un videomaker che si affaccia solo ora sul mercato.

In effetti, però, ciò potrebbe valere soltanto per il primo anno (quando, ancora, non è stato pagato alcun contributo) e per i redditi molto bassi. Sul medio-lungo termine, e con un fatturato sempre crescente, il risparmio sulle imposte supera nettamente le spese deducibili.

Quante tasse si pagano nel regime forfettario?

La principale caratteristica del regime forfettario, infatti, consiste nel pagamento di un’unica imposta sostitutiva, con aliquota al 15% (che, in alcuni casi, si riduce al 5% per i primi cinque anni) sul reddito imponibile.

Il quale, come abbiamo anticipato, corrisponde al 78% del fatturato incassato (dunque, 15.600 € su 20.000 €), meno l’importo versato nello stesso periodo per i contributi previdenziali (ad esempio, 2.500 €). Di conseguenza, l’aliquota – 15 o 5% – si applica solamente su un imponibile di 13.100 €, dando luogo ad un’imposta pari a 1.965 € o a 655 €.

Un notevole risparmio, se pensiamo che l’aliquota Irpef parte dal 23%!

I vantaggi del regime forfettario

Aderire al regime forfettario, comunque, permette di usufruire di molti altri vantaggi, che vanno al di là del risparmio economico. Tra cui:

  • franchigia IVA;
  • assenza di contabilità (basta conservare e numerare le fatture);
  • esonero dall’uso obbligatorio della fattura elettronica;
  • esonero da adempimenti come:
    • esterometro;
    • studi di settore;

I requisiti per il regime forfettario

Accanto ai vantaggi sopra elencati, aderire al regime forfettario vuol dire anche sottostare ai criteri che regolano l’accesso ed il mantenimento.

Il primo limite è che il totale dei ricavi e compensi annui non deve superare il limite di 65.000€. Mentre, per i redditi da lavoro dipendente o assimilati (come, ad esempio, le pensioni), il limite annuo è fissato a 30.000 €.

Infine, per i videomaker che si avvalgono di dipendenti e/o collaboratori, vi è un limite alla spesa annua da destinare a tali figure, pari a 20.000€.

Quanti contributi paga un videomaker con Partita IVA?

Le tasse incidono solo in minima parte nel bilancio di un videomaker con Partita IVA (specialmente per chi è assoggettato al regime forfettario). Ad esse, però, occorre sommare un’altra voce in uscita, ovvero i contributi previdenziali, che il videomaker – in quanto libero professionista privo di una Cassa apposita – è chiamato a versare alla Gestione Separata INPS.

L’importo dovuto si calcola con aliquota al 25,98% sul reddito lordo, dunque in maniera del tutto proporzionale agli incassi del periodo.

Difatti, riprendendo il nostro esempio, su un incasso annuo di 20.000€ e un reddito lordo di 15.600€, i contributi equivarrebbero a 4.052€.

Quanto costa l’assistenza di un commercialista?

In molti, nel pensare alle spese di gestione di una Partita IVA da videomaker, fanno riferimento anche all’assistenza del commercialista, indispensabile per adempiere ai vari obblighi fiscali e burocratici.

Scegliendo uno dei tanti studi presenti sul territorio, i costi annui possono oscillare da un minimo di 500-600 € fino ad oltre 1.000 €. Se, però, ti rivolgi ad una piattaforma online come Fiscozen, spendi solo 299 € + IVA all’anno per un servizio completo: dichiarazioni, fatture, adempimenti, calcolo delle imposte, ecc..

In più, sempre a disposizione per qualsiasi dubbio o problema, c’è il servizio di supporto telefonico o via chat, con un consulente pronto a rispondere alle tue domande e a darti istruzioni. Per chiedere aiuto, o semplicemente per monitorare l’andamento del fatturato, ti basta accedere dal PC di casa, dal tuo laptop, o da cellulare.

In tal modo, anche durante eventuali trasferte o viaggi di lavoro, puoi avere sotto mano fatture, scadenze, documenti e tutto ciò che riguarda la tua Partita IVA da videomaker e adempiere ai tuoi obblighi senza stress!


Spero di aver risposto ai tuoi dubbi sulla Partita IVA per noi videomaker, in questo post in collaborazione con Fiscozen.

Se sei arrivato fin qua ne approfitto per farti un piccolo regalo: un codice sconto di 50€ sul primo anno di abbonamento! Ti basta cliccare sull’immagine e compilare il form di Fiscozen.

Partita IVA da videomaker: apertura, costi, tasse e contributi