È di qualche giorno fa la notizia che sia in atto cambio di paradigma sull’estetica fotografica su Instagram. Dopo anni in cui si è cercato in tutti i modi di creare contenuti fotografici sempre più stupefacenti, perfetti, assurdi, gli influencer pare stiano ricercando uno stile fotografico meno professionale. Lo scopo sarebbe (secondo la tesi di Lynsey Eaton) ricercare un contatto ed un messaggio più genuino, differente da quello meramente pubblicitario.

Voglio riflettere insieme a te e capire, nei capitoli che seguiranno, se tutto ciò potrà effettivamente variare la nostra percezione della fotografia o meno. Ma partiamo dall’inizio.

L’era pre-Instagram

Prima di Instagram il mondo non conosceva le fotografie quadrate, verticali, i filtri, i selfie. Il mondo fotografico era relegato a pochi eletti in grado di rinunciare agli averi di un’intera vita per acquistare reflex, luci, obiettivi, ecc. Poi è arrivato Instagram, gli smartphone, e la fotografia è entrata nella vita del popolo.

I primi filtri di Instagram erano molto basilari (se li ricordi e li hai usati, ti sentirai in imbarazzo quanto me?), eppure fin da subito iniziammo a sperimentare le varie combinazioni con una tecnica internazionale denominata CDC (cazzo di cane, ndr). Il mondo iniziava ad esplorare la fotografia ed i suoi meandri fatti di composizione, luce, ambientazione, profilo migliore, e così via.

Da questo momento in poi Instagram ebbe una crescita esponenziale, diventando il social del momento per gli amanti dei contenuti visuali. Il social in grado di farci sognare una vita da influencer, viaggiatori, esperti di marketing e fitness.

L’era post-Instagram

Arriviamo ad oggi, ed è questo il momento su cui voglio soffermarmi. Siamo nel culmine massimo dell’espansione (mai dire mai!) in cui il social è diventato il nuovo Facebook in cui dover esserci per forza. Questo aumenta la competizione, ed è vero che la fotografia digitale ha raggiunto standard impressionanti di perfezione e peculiarità.

Allo stesso tempo però, chiunque su Instagram ha iniziato a vender qualcosa. A monetizzare l’attenzione dei propri follower facendo il patto con il diavolo, ossia la pubblicità.

Questo comportamento da advertising continua ha portato le persone a nutrire forti dubbi su ciò che vedono online sul social, un po’ come successe tempo fa con i banner che apparivano nei siti (HAI VINTO UN IPHONE COMPLIMENTI!). Innescando dubbi su ciò che si vede la conseguenza è un calo generale dell’interesse nei confronti degli influencer che cercano ad ogni costo di vendere senza vendere, mostrare ma non troppo, affiliarsi sì ma senza dirlo a voce alta.

Il vero problema è l’estetica? O la fiducia?

Ed ecco che arriviamo alla fotografia, il fulcro della mancanza di fiducia è causato dalla fotografia ben fatta che ricorda una pubblicità? O forse è l’ambiente social che sta virando verso la sponsorizzazione continua a permutata nel tempo. Sono fermamente convinto che la fotografia non debba tornare indietro, che non sia necessario fare le fotografie con i filtri anni ’90 (vedi Kuji Cam) e che non sia necessario diminuire la qualità di una fotografia per conquistare la fiducia di chi segue un influencer. Anzi, si potrebbe ottenere l’effetto opposto.

Sii sincero: quante volte hai giudicato un ristorante per una foto fatta male?

La fotografia è fatta anche di estetica, e su questo non possiamo negare quanto sia importante. La fotografia è (tra le tante definizioni che possiamo darle) l’unione di un messaggio che sfrutta l’estetica per esser visto, per catturare l’attenzione e – perché no- sorprendere chi osserva.

Concludendo (se sei arrivato a leggere fin qui, ti stimo!?) credo che il vero trend sia la perdita di interesse in tutto ciò che risulta pubblicitario, in tutto ciò che non da valore, in quei personal brand che sembravano volerci bene e poi ci hanno venduto per un pugno di like. Anche perché la fotografia, quella bella, perfetta, stupefacente, è nata prima di Instagram e continuerà a seguire il suo percorso parallelo, con o senza influencer.